Fisiognomica
Fisiognomica
marco monari
2007
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L’allestimento della mostra prevede un concorso tramite una slot maschine chiamata fisiomaschine con la quale è possibile, facendo tris, vincere un catalogo della mostra.
Nel 1995 Flavio Caroli, portando a compimento un lavoro di ricerca ventennale, concludeva il suo testo “Storia della fisiognomica” decretando la scomparsa del soggetto principale e fondamentale di questa gloriosa scienza: Il cavaliere occidentale se n’è andato. Non c’è più. Il ragionamento di Marco Monari sembra partire proprio da qui. Soggetto di una nuova e irriverente fisiognomica non può più essere l’uomo in quanto tale, disgregato e al contempo uniformato dalla società postindustriale. Al suo posto entra in scena il guitto, l’attore, il trasformista che incarna in un unico volto le misere possibilità di interpretazione che ci sono rimaste. L’artista diventa soggetto e oggetto dell’analisi, in un gioco che più che autoreferenziale diventa caricaturale. Le facce che sono rimaste a nostra disposizione sono talmente poche e talmente stereotipate che non necessitano di avere una propria reale personalità di fondo.
A restare è la necessità del nostro sistema percettivo, che per Rudolph Arnheim tende all’economia e all’ordine, a catalogare e classificare per rendere comprensibile nel minor tempo e al livello più semplice possibile la realtà che ci circonda. Abbiamo paura del diverso perché non ne interpretiamo i tratti somatici, i comportamenti o l’abbigliamento. Non riusciamo a riportarlo entro il nostro sistema di riferimento primario. Il geometra o il barbone di Marco Monari sono immediatamente riconoscibili in quanto tali, nella sua divertita rivisitazione quasi pop dello stereotipo nostrano. L’affilata ironia con cui l’artista rimescola le idee di ritratto, autoritratto, maschera e caricatura, giungendo al risultato di schematizzare i tipi sociali sulla linea di confine tra realismo e umiliazione definitiva del soggetto, ha il sapore agrodolce che prende l’arte quando gioca con se stessa e con i piccoli orizzonti della nostra capacità di vedere dentro le cose, oscillante tra la repulsione e la profonda necessità del pre – giudizio.
Carlo Dal Pino



















